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Giornate - orari di allenamento - Insegnanti Lunedì - Mercoledì - Venerdì dalle 20:00 alle 21:30 Insegnante Andrea Prassini
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Il pugilato (oppure, dall'inglese:
boxing, in francese:
boxe) è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento
regolato da norme. Consiste nel confronto, all'interno di uno spazio quadrato chiamato ring, tra due atleti che si affrontano colpendosi con i pugni chiusi (protetti da appositi guantoni), allo scopo di indebolire e atterrare l'avversario. Questo sport è conosciuto, a partire dal XI secolo, anche come la nobile arte, richiedendo ai suoi praticanti le qualità caratteristiche dell'uomo, come il coraggio, la forza, l'intelligenza.
LA STORIA - Dall'antichità al XVIII sec. Il
pugilato è uno degli sport più antichi che si conoscano. Nei graffiti
preistorici risalenti al III millennio prima di Cristo e conservati presso
il British museum of London è possibile riconoscere le figure di
persone che combattono con i pugni chiusi. Le prime sfide competitive
nella storia umana sono testimoniate dagli inni e leggende delle civiltà
della mesopotania e dell'antico egitto. In Egitto era guardia scelta del
faraone Ramses
II la tribù guerriera Shardana
proveniente dall'isola di Sardegna,
dove sono state ritrovate al suo interno numerose statue di pugili del
primo millennio che secondo l'archeologo e accademico dei lincei
professore Giovanni
Lilliu precedono la statuaria greca e gli stessi racconti omerici. L'epica
sumera, l'inno di Shulgi o i racconti di Gilgamesh,
sono pieni di riferimenti su incontri di pugili e di lottatori che si
affrontavano con audacia in combattimenti selvaggi e brutali. I
greci consideravano la lotta con i pugni una disciplina completa ed
ideale, con la quale un uomo poteva sviluppare una mente vigile e reattiva
in corpo sano e robusto. Nella tradizione mitologica greca sono Teseo
ed Ercole
i due personaggi che maggiormente ricorrevano all'uso dei pugni per
combattere i propri nemici. Nel
688 a.C.
i greci lo
introdussero come nuova disciplina nella XIII Olimpiade antica, secondo in
ordine di tempo alla lotta libera inserita nelle olimpiadi nel 708
a.C., la prima medaglia è stata vinta da Onomasto
di Smirne. La popolarità di questo sport aveva ormai raggiunto un
altissimo livello. Gli incontri olimpici del pugilato finiranno in Grecia solo nel 393,
quando l'imperatore Teodosio
I vietò l'organizzazione di nuove olimpiadi.
L'egemonia inglese
Nel
XVIII secolo nel pugilato cominciarono a svilupparsi le prime tecniche di
combattimento che fecero diventare questa attività sportiva uno sport
vero e proprio e non solo un combattimento cruento. Nei primi anni del 1700
il pugile inglese James
Figg (1665-
1740) concepì
il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che
attaccare. Lo stesso Figg fu il primo a definire il pugilato noble art.
Nel 1719
vinse il campionato d'Inghilterra
e si autoproclamò campione del mondo di pugilato dopo 15 incontri vinti
consecutivi. La boxe del XVIII secolo era molto diversa da quella di oggi. Spesso capitava che i colpi venissero portati a "martello", dall'alto verso il basso, il perimetro entro il quale combattevano i pugili era delimitato dagli stessi spettatori dell'incontro oppure si tracciava una semplice riga circolare per terra. I pugili si battevano senza mai fermarsi; quando uno di questi cadeva l'avversario lo cominciava a colpire appena si rialzava da terra. Il combattimento si svolgeva a pugni nudi e si proseguiva ad oltranza senza riprese. Quando James Figg decise di ritirarsi aveva accumulato una discreta fortuna in denaro, con questi soldi fondò a Londra la prima Accademia della boxe ed in seguito cominciò ad organizzare gli incontri in un Anfiteatro ad Oxford Street. Grazie all'opera di Figg la boxe comincia a trovare il suo naturale sviluppo. La sua accademia rappresenterà un importante serbatoio di idee e d'innovazioni che porteranno questo sport ad imboccare la strada che lo porterà verso la sua fase moderna. James Figg può essere ricordato come il padre della boxe, fu egli che con la propria opera diffuse le esibizioni di pugilato e la sua iniziativa rese possibile l'apertura di molti altri anfiteatri in Inghilterra. Il pugilato ebbe un grande successo sia per il numero di praticanti che per il numero di sostenitori, tanto che l'Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui nacque la figura del pugile professionista. Raggiungere la vittoria nel titolo di campione di Inghilterra significava raccogliere un enorme prestigio e vincere concrete somme di denaro. Il titolo di campione di boxe inglese dal 1700 fino alla prima metà del XIX secolo fece la storia della boxe, e praticamente equivaleva al titolo di campione del mondo. Il suo successore fu George Taylor, uno dei migliori pugili che si allenavano nell'anfiteatro londinese, già da tempo Figg lo aveva definito il suo pupillo. Non abbiamo molte prove concrete che ci forniscano un elenco delle vittorie di Taylor, comunque seguendo una logica moderna Taylor può essere definito come il nuovo campione del mondo della boxe.Dopo Taylor il titolo di campione d'Inghilterra fu vinto da Jack Broughton, rimasto famoso nella storia per aver formulato nel 1734 il primo codice di disciplina per i combattimenti di pugilato e per aver inventato i guantoni da combattimento. Broughton era più intelligente che forte. Capì che la boxe non era solo un combattimento violento e cieco ma un precisa armonia tra difesa e attacco. Introdusse la tecnica del colpire e ritirarsi e del fermarsi e bloccare il colpo avversario. Broughton rimase famoso sia per la sue vittorie sia per la sua grande onestà, durante e dopo gli incontri.
"Le regole di Jack Broughton". Il pugilato si evolve
Il pugile inglese Jack Broughton, allievo di Figg, definì nel libro London Prize Ring Rules le prime regole per la boxe pubblicato nel 1743, da allora gli incontri furono organizzati secondo queste regole. Nel 1750 il titolo di campione passò a Jack Slack, il periodo in cui nello sport del pugilato si stavano infiltrando esempi di disonestà ed affari loschi. Slack introdusse il colpo denominato "chopper" che possiamo definire come l'equivalente del moderno colpo del coniglio. Non era un pugile abile, viene ricordato più come un pugile senza paura che per la sua tecnica. Il Duca di Cumberland divenne il suo protettore. Il 17 giugno 1760 si disputò l'incontro valido per il titolo inglese tra il detentore Slack e lo sfidante Bill Stevens, protetto dal Duca di York. Con molta sorpresa la sfida fu vinta da Stevens. Slack si ritirò dal pugilato attivo e divenne l'allenatore di George Meggs, un pugile che aspirava al titolo di campione. Nell'incontro tra Stevens e Meggs la vittoria andò a quest'ultimo. Pare che molto probabilmente ci fosse stato un accordo sull'esito dell'incontro, Stevens permise all'avversario di vincere per intascare un cospicuo premio in denaro. Slack fu uno degli artefici dell'accordo e per questo ricevette una parte di denaro da Meggs. Dal 1761 al 1783 il titolo di campione passò da un pugile ad un altro in breve tempo. Meggs fu sconfitto da Baker Milsom, che poco dopo cedette il titolo a Tom Juchau. Il nuovo successore fu Bill Darts, che riuscì a mantenere il titolo per quasi cinque anni fino a che venne sconfitto da Lyons. Lyons lavorava come conduttore di battelli attraverso il Tamigi. La fama che lo ricoprì dopo la vittoria del titolo provocò in lui un grosso disagio, tanto che dopo due sole settimane dalla vittoria si ritirò dal pugilato. Con il ritiro di Lyons Bill Darts riacquisì il titolo, non per molto comunque perché fu messo al tappeto da un pugile irlandese:Peter Corcoran. Il 18 maggio 1771 all'Hyde Park si sfidarono per il titolo Corcoran e il detentore Bill Darts. Corcoran vinse facilmente in un solo minuto di combattimento. Concoran sconfisse tutti i più forti pugili inglesi del periodo che tentavano di rimpossessarsi del titolo. Alcuni di questi incontri presentavano dei lati oscuri. Nel 1774 vinse contro Sam Peters a Birmingham, ma molti spettatori gridarono allo scandalo perché si diffuse la notizia di un probabile accordo tra i due pugili. La supremazia di Concoran si spense il 10 ottobre 1776, quando venne sconfitto da Hurry Sellers, un pugile che proveniva dalla scuola di Jack Slack. I giornalisti dell'epoca affermarono che l'incontro era stato venduto da Concoran. Hurry Sellers mantenne il titolo per quattro anni, fu sconfitto da Duggan Fearns, un altro potente pugile irlandese. L'incontro tra i due durò poco più di un minuto, Sellers cadde a terra al primo pugno di Fearns e si rifiutò di andare avanti. Dal 1783 al 1791 il titolo rimase ininterrottamente nelle mani dell'inglese Thomas Jackling, uno dei pochi pugili dell'epoca riconosciuto come un combattente onesto e non incline ad accordi di sottobanco. Perse in titolo contro Benjamin Brain, nell'incontro disputato nel 1791. Jackling si ritirò al secondo round quando un potente pugno di Brain gli fratturò il naso. Lo stesso Brain rimase ferito, si ruppe il metacarpo e una falange della mano destra. La figura di Benjamin Brain rappresenta un punto di svolta nella storia della boxe inglese e mondiale. Da questo momento in avanti i campioni che si faranno strada nel pugilato si affronteranno con metodi completamente differenti dal passato. Si comincia a parlare di combattimento secondo schemi e metodi scientifici. Non si pone più affidamento sulla forza e la violenza dei colpi, ma l'attenzione si focalizza sull'utilizzo di una strategia per sconfiggere l'avversario. Ecco quindi che fanno la loro comparsa nuove tecniche di combattimento. Difendersi dai pugni dell'avversario e attaccare diventano una cosa sola, il pugile si difende coprendosi e spostandosi con rapidi giochi di gambe, allo stesso tempo però la difesa è il punto di partenza per un successivo attacco. Alla fine del XVIII secolo compare la figura dello "scienziato" della boxe Daniel Mendoza, detentore del titolo di campione dal 1792 al 1795. Daniel Mendoza perse il titolo contro il "gentleman" John Jackson.
La
nascita della boxe moderna
Già
da alcuni anni attorno alla boxe ruotavano notevoli interessi economici,
fatti di rilevanti scommesse e ingenti premi in denaro. Per questo motivo
si sentì l'esigenza di regole più rigorose. Nel 1865
John Sholto Douglas scrisse, insieme all'atleta John
Graham Chambers [1]
le regole del marchese di Queensberry, ovvero il codice della
boxe scientifica che contiene i fondamenti principali comuni anche
alla boxe moderna:
Le nuove regole rendevano il pugilato molto meno violento e lo trasformavano in uno sport di abilità, destrezza e velocità. Per il momento non era ancora stato fissato un numero massimo di riprese, si procedeva quindi ad oltranza fino al ko o allo spossamento di uno dei due pugili. Le regole di Douglas vennero assorbite con molta lentezza. Ancora alla fine del XIX secolo molti incontri i pugili si affrontavano secondo le vecchie regole del London Prize Ring Rules, nonostante numerose nazioni vietassero l'organizzazione di incontri in cui non era previsto l'uso dei guantoni protettivi. Dal momento in cui venne scritto il codice della boxe scientifica si fa coincidere la storia della boxe con la categoria dei pesi massimi.
Il pugilato americano
Attorno
agli incontri di pugilato, in maniera particolare nella categoria dei pesi
massimi, ruotavano interessi economici enormi. Ai pugili venivano dati ingenti
premi in denaro e il pubblico amava scommettere ingenti somme su tutto quello
che riguardava la sfida: vincitore, quante riprese fosse durata, ecc. Migliaia
di persone assistevano alle gare organizzate presso arene costruite
appositamente per questo sport. Allora i ring erano ottagonali definiti da
corde e pali, i pugili combattevano a torso nudo, con i calzoni lunghi o a tre
quarti di gamba, gli incontri non avevano limiti di numero massimo di riprese.
Nonostante le regole di Douglas di alcuni anni prima gli incontri venivano
ancora disputati a mani nude, ciò portava spesso a tragiche conseguenze. Per
questo motivo in molti stati dell'unione e dell'Europa alla fine del 1800
il pugilato a mani nude era proibito. La boxe
trovò rapida diffusione negli Stati Uniti d'America a tal punto che nel 7
febbraio 1882
l'americano John
Lawrence Sullivan vinse il campionato del mondo categoria pesi massimi
battendo il detentore Paddy
Ryan, un colosso irlandese emigrato negli USA. Con questa vittoria il
centro d'interesse della boxe mondiale si spostò definitivamente
dall'Inghilterra all'America. Nel 1889
fu disputato l'ultimo incontro senza guantoni valido per i pesi massimi con il
quale Sullivan mantenne il titolo. Dal successivo incontro del 7
settembre 1892,
Sullivan e Corbett si affrontarono con i guantoni, le regole di Douglas erano
ormai definitivamente accettate. Sull'onda della forte crescita economica
Statunitense il pugilato si diffuse in tutti gli stati dell'Unione, divenne
uno dei principali sport praticati e rappresentava, per le classi più
disagiate, un modo per uscire dalla difficile situazione socio-economica.
Nei primi anni del 1900
si fissarono altre categorie di peso e per limitare la durata degli incontri
si stabilì che il numero massimo di riprese doveva essere: 15 per gli
incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali.
Limitando la durata dell'incontro, si imponeva
la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti, il problema fu
risolto con l'istituzione dei giudici di gara. Nel 1908
si affermò a livello mondiale Jack
Johnson, il primo pugile di colore americano che stupì tutti per la sua
boxe intelligente e rapida. Cedette il titolo nel 1915
perdendo contro il cowboy Jess
Willard detto “il gigante” poiché alto oltre due metri e pesava Kg
110. Il pugilato diffuso in Italia nei primi anni nel secolo creò la sua federazione organizzatrice la FPI (Federazione Pugilistica Italiana) nel 1916 a San Remo. I padri fondatori furono Goldsmith (Presidente) e Lomazzi (vice Presidente). Nel 1920 ci furono i primi campionati italiani. La sede nazionale diventò Milano per trasferirsi a Roma nel 1929. Il titolo dei pesi massimi passò in mano di Jack Dempsey nell'incontro disputato a Toledo (USA) nel 1919, in cui vinse il titolo mondiale contro Jess Willard. Dempsey di fronte a Willard era di dimensioni irrisorie. Dempsey, vinse grazie alla destrezza acquisita con i suoi studi ed ai suoi originali metodi di allenamento, dominò la categoria dei pesi massimi, in un'epoca quindi in cui i combattimenti sul ring erano vinti più con la forza fisica e con la resistenza che con fini azioni tecniche. Dempsey utilizzava i principi del falling step e del double shift, due delle tecniche da lui formalizzate ed applicate “sul ring” con successo, dimostrandone la straordinaria efficacia. Egli era molto aggressivo, ma sapeva controllarsi, evitava con destrezza e con una alzata di spalle i colpi per poi scagliare i suoi pugni in maniera esplosiva, sfruttando in pieno l'intero peso del suo corpo in movimento. Ogni sua azione era organizzata in improvvise e devastanti combinazioni di colpi. Nell'ultimo suo incontro del 1926, in cui subì una discutibile sconfitta, si registrò un'affluenza di pubblico mai vista e gli incassi superarono ogni record. Dal 1929, anno della grande crisi economica, fino al 1933 il pugilato perse molto della sua notorietà ed importanza. Pochi avevano la possibilità di seguire gli incontri e scommettere sul loro esito come avveniva nei primi anni del secolo. Nel 1933 comparve alla ribalta mondiale l'Italiano Primo Carnera che rimase campione del mondo solo per un anno, ma raccolse la simpatia di molti. Carnera era un pugile imponente con i suoi 120 kg di peso e 2,04 m di altezza, allo stesso tempo velocissimo e con un'ottima tecnica. Nel 1937 il titolo passò nuovamente a un pugile di colore Joe Louis, strappò il titolo a James Braddock mandandolo ko all'ottava ripresa. Dal 1937 al 1947 ha detenuto la corona mondiale, che ha difeso vittoriosamente per 25 volte. Si ritira nel 1949, il suo fisico rovinato dall'alcool e dalla droga non era più in grado di affrontare altri incontri. Il suo record parla di 63 vittorie e 3 sconfitte. Nel 1952 Rocky Marciano con le sue impareggiabili doti vinse il campionato del mondo e inanellò una serie di vittorie impressionante. Abbandonò la carriera professionistica, imbattuto, nel 1956, dopo aver vinto 49 incontri, 43 dei quali per knock out. Gli successe il giovane nero Floyd Patterson, un ex peso mediomassimo che tenne il titolo fino al 1962 salvo una breve interruzione nel 1959-60. Successe a Patterson un altro nero, Sonny Liston, analfabeta dalla potenza esplosiva, ex carcerato compromesso da legami con la mafia italoamericana. Misteriose le cause della sua morte avvenuta nel 1970. Nel 1964 il titolo fu vinto dal ventiduenne Cassius Clay (conosciuto anche come Muhammad Ali), già vincitore della medaglia d'oro all'Olimpiade di Roma del 1960. Viene ricordato non solo per le sue versatili doti di pugile (mai nessun peso massimo era stato così rapido) ma anche per il suo impegno politico (militante islamico, fu arrestato per aver rifiutato il servizio militare) e per i modi provocatori con cui si rivolgeva agli avversari. Con Cassius Clay la popolarità del pugilato diventa planetaria. L'ente organizzatore americano degli incontri di pugilato la WBC (World boxing council) nel 1968 visse una crisi interna dalla quale nacque un'altra federazione internazionale pugilistica: la WBA (World boxing association). Tale sovrapposizione di competenze creò confusione nel mondo della boxe perché ogni associazione organizzava gare per le proprie categorie e di conseguenza nominava i propri campioni. In seguito la situazione venne ulteriormente complicata dalla creazione della IBF (International Boxing Federation) nel 1984, e dalla WBO (World Boxing Organization), nel 1988. Nonostante negli anni passati ciascuna organizzazione adottava proprie categorie di peso, dal 1987 le categorie professionistiche sono state fissate a 17, dai pesi paglia fino ai pesi massimi. In Europa l'ente organizzatore (EBU) è unico. In Italia la federazione che organizza gli incontri e assegna i titoli italiani è la FPI (Federazione pugilistica italiana). Gli anni ottanta e novanta, in questo sport hanno continuato a mostrare la propria superiorità gli uomini di colore. Mike Tyson è stato campione del mondo dei pesi massimi per tre organizzazioni: WBC, WBA e IBF. Anche se per il grande pubblico la storia della boxe è stata scritta dalla categoria dei pesi massimi, sono degni di essere ricordati molti pugili campioni di altre categorie, tra cui: Sandro Mazzinghi, campione del mondo dei medi junior; Nino Benvenuti, campione del mondo dei pesi medi; Henry Armstrong, vincitore di tre titoli mondiali in altrettante categorie di peso differenti; Mario D'Agata campione del mondo nei pesi gallo e Carlos Monzón nei pesi medi.
Gli stili del pugilato - stilista /out-fighter
Il
classico pugile stilista, in inglese "out-fighter", cioè che boxa
rimanendo all'esterno della guardia dell'avversario, cerca di tenere a
distanza l'antagonista colpendolo con pugni veloci e che arrivano da lontano,
distruggendo gradualmente la resistenza e le forze dell'avversario fino a
ridurlo in propria balìa. A causa del loro affidarsi a colpi veloci ma non
devastanti, gli stilisti tendono a vincere ai punti piuttosto che per KO,
benché alcuni di essi presentino carriere con percentuali molto alte di
incontri vinti prima del limite. Gli out-fighter sono spesso considerati i
migliori strateghi del pugilato, grazie alla loro abilità di controllare
l'andamento dell'incontro e di condurre l'avversario verso l'epilogo da essi
pianificato intaccandone metodicamente le forze ed esibendo maggiore abilità
e destrezza di un picchiatore. Lo stilista out-fighter, perché questo stile
dia buoni risultati, deve essere dotato di un buon allungo, di velocità di
braccia, di ottimi riflessi e deve essere in grado di svolgere un grande e
continuo lavoro di gambe. Tra i più grandi stilisti possono essere citati Gene Tunney[2], Billy Conn[3], Willie Pep[4], Young Stribling e Muhammad Ali[5].
Gli stili del pugilato - stilista /puncher
Il
puncher è un pugile con una dotazione tecnica completa, abile nel boxare a
distanza ravvicinata unendo la tecnica alla potenza, ed è un pugile che ha
spesso la capacità di mettere fuori combattimento l'avversario con
combinazioni di pugni o anche con un unico colpo. I movimenti e la tattica del
puncher sono spesso simili a quelli di uno stilista, a differenza del quale,
tuttavia, il puncher non tenta di evitare gli scambi a distanza ravvicinata.
Inoltre, i puncher non cercano di sfiancare l'avversario sulla distanza, con
incontri che si risolvono spesso ai punti, ma tendono a demolire l'avversario
con le combinazioni di colpi per poi cercare il KO. Tra i più grandi puncher possono essere citati Manny Pacquiao, Sam Langford[6], Henry Armstrong[7], Joe Louis[8], Sugar Ray Robinson[9], Tony Zale, Archie Moore, Carlos Monzon[10], Khaosai Galaxy, Oscar De La Hoya.
Gli stili del pugilato - picchiatore
Il picchiatore, in inglese "slugger", è solitamente un pugile carente di tecnica e di gioco di gambe, che compensa queste carenze con la pura potenza dei propri pugni. Molti picchiatori ricercano la stabilità dell'assetto per favorire la potenza, e per questo tendono ad essere insufficientemente mobili e ad avere difficoltà ad inseguire i pugili veloci di gambe, di cui possono anzi diventare un facile bersaglio. I picchiatori a volte tendono a trascurare le combinazioni, privilegiando le ripetizioni di colpi singoli, a volte portati con una sola mano e con grande potenza (per lo più ganci e uppercut), ma spesso con velocità minore di quella degli stilisti. La lentezza e la prevedibilità degli schemi (colpi singoli con traiettorie ovvie) spesso lasciano la strada aperta ai pugni d'incontro e, per avere successo, i picchiatori devono essere in grado di assorbire notevoli dosi di pugni. Le armi più importanti del picchiatore sono la potenza e la capacità di incassare. Tra i più grandi pugili picchiatori possono essere citati Stanley Ketchel[11], Max Baer[12], Rocky Graziano[13], Sonny Liston[14] e George Foreman.
Fonte:
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